i diserbanti! questi sconosciuti

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I diserbanti, detti anche erbicidi, sono sostanze utilizzate per il controllo delle malerbe o piante infestanti. Gli erbicidi più comuni sono composti chimici di sintesi, spesso xenobionti ossia chimicamente estranei, disaffini, ai composti naturalmente presenti negli esseri viventi. È in questi termini che si pone il problema dell’impatto ambientale dell’utilizzo di erbicidi in agricoltura, ma non solo: erbicidi sono impiegati per uso civile, e addirittura se ne può citare l’uso militare (vedi anche: Agente Arancio).

Gli erbicidi possono essere classificati secondo la chimica dei principi attivi (esistono numerose famiglie chimiche di erbicidi) oppure a seconda delle specie vegetali obiettivo. In particolare per le malerbe si usa distinguere il gruppo botanico delle dicotiledoni da quello delle monocotiledoni, denominate rispettivamente specie a foglia larga e a foglia stretta, per le quali esistono erbicidi in grado di colpire le une risparmiando le altre, che assorbono il principio attivo ma lo detossificano. Alcuni principi attivi colpiscono indistintamente mono e dicotiledoni, come ad esempio il Glyphosate.

La fitotossicità può esplicarsi sull’organo a diretto contatto con l’erbicida o sui diversi organi, grazie alla capacità che certi composti hanno di traslocarsi con il flusso xilematico e/o floematico. Altra classificazione divide gli erbicidi in composti antigerminello, che impediscono la germinazione delle malerbe; di pre-emergenza, che colpiscono l’infestante allo stadio di plantula annullandone di fatto lo sviluppo prima che possa competere con la specie coltivata; di post-emergenza, che eliminano l’infestante già sviluppata. Gli erbicidi di pre-emergenza, proprio in virtù del compito a loro richiesto, tendono ad essere tutti composti residuali, caratteristica svantaggiosa per l’ambiente.

L’evoluzione degli erbicidi è partita da sostanze chimiche ad azione diserbante grossolana (ad es. sali d’arsenico, acido perclorico, clorato di sodio e acido solforico), il cui impiego non si è – fortunatamente – mai diffuso vista anche l’epoca interessata (primo dopoguerra). Negli anni si sono prodotte molecole sempre più selettive ed efficaci (i primi erbicidi di sintesi nel 1941, nati in Inghilterra per uso bellico: 2,4-D ed MCPA), la cui continua ricerca è stata ed è incrementata anche e soprattutto dall’insorgere di fenomeni indesiderati di inquinamento e di selezione di una flora infestante resistente.

Schema riassuntivo delle dinamiche ambientali di un’agroecosistema, con particolare riferimento agli input chimici e al rischio ambientale.
Alcuni di questi composti hanno una struttura tale da poter essere degradati più o meno velocemente: questo si spiega con la similarità di queste molecole con quelle di composti naturali (che ne garantisce quindi una trasformazione metabolica principalmente da parte di microrganismi) o con la loro instabilità chimica o fotochimica nell’ambiente. In relazione alla loro recalcitranza alla degradazione e alla loro dinamica nell’ecosistema si può andare incontro a fenomeni di accumulo negli esseri viventi (vedi: Biomagnificazione), o a deriva ambientale per volatilizzazione, dilavamento, percolamento. Un caso esplicativo può essere quello dell’Atrazina, principio attivo erbicida in uso dalla seconda metà degli anni cinquanta, giunto in Italia nei primi anni sessanta a supporto del vertiginoso aumento delle rese agricole conseguito in quegli anni (Rivoluzione verde). In particolare l’atrazina costituiva il principio attivo diserbante per eccellenza sul mais e sul sorgo, ma anche, nelle agricolture tropicali, per la canna da zucchero. L’atrazina è da diversi anni bandita in Italia e in altri paesi europei per la sua spiccata tendenza ad essere trasportata dalle acque, complici anche le elevate dosi d’impiego, andando così a costituire un inquinante delle falde acquifere in grado di persistere per anni. In Italia non sono comunque ancora banditi alcuni composti congeneri (es. Terbutilazina), le cui dosi massime d’impiego sono state comunque via via ridotte negli anni. L’importanza dei principi attivi di questo tipo è senz’altro decrescente.

La ricerca oggi mira a ridurre l’uso di questi composti, sintetizzandone di nuovi più rispettosi dell’ambiente; studiando nuove formulazioni e coadiuvanti; sperimentando bioerbicidi (come ad esempio l’aceto di vino o alcuni funghi parassiti delle malerbe); promuovendo buone pratiche agricole che mirino ad un uso corretto dei composti erbicidi ammessi, a prevenirne il più possibile l’uso o a sostituirli con pratiche alternative (ad es. pirodiserbo).

La resistenza agli erbicidi è studiata e volontariamente indotta in specie coltivate ai fini della produzione di piante geneticamente modificate (OGM), che resistano a diserbanti totali (come il glyphosate) e consentano quindi l’impiego di questi anche sulla coltura in atto. Si parla quindi di OGM Roundup ready.
ATRAZINA

EC: 217-617-8 Formula di struttura:
CAS: 1912-24-9 Formula di struttura
Nome sostanza: Atrazina (ISO); 2-cloro-4-etilamino-6-isopropilamino-1,3,5-triazina
Nome sostanza nel gruppo di appartenenza: Atrazina
Gruppo di appartenenza: 7 – Sostanza pericolosa per l’ambiente acquatico + potenziale IE
Nome sostanza (ESIS): atrazine
Formula molecolare: C8H14ClN5
Peso molecolare: 215,68
Classificazione e informazioni di etichettatura
(Allegato I Direttiva 67/548/EEC)
Numero Indice: 613-068-00-7
Classificazione: Xn; R48/22 – R43 – N; R50-53
Frasi di rischio:
Codice Descrizione
R43 Può provocare sensibilizzazione per contatto con la pelle.
R48/22 Nocivo: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per ingestione.
R50/53 Altamente tossico per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi per l’ambiente acquatico.

Consigli di prudenza:
Codice Descrizione
S2 Conservare fuori della portata dei bambini.
S36/37 Usare indumenti protettivi e guanti adatti.
S60 Questo materiale e il suo contenitore devono essere smaltiti come rifiuti pericolosi.
S61 Non disperdere nell’ambiente. Riferirsi alle istruzioni speciali/ schede informative in materia di sicurezza

Indicazioni di pericolo:
Codice Descrizione Immagine
Xn Nocivo Immagine simbolo pericolo
N Pericoloso per l’ambiente Immagine simbolo pericolo

Classificazione e informazioni di etichettatura
(Allegato VI parte 3 del Regolamento CE 1272/2008 e successivi aggiornamenti)
Numero Indice
613-068-00-7
Nome Sostanza
atrazine (ISO); 2-chloro-4-ethylamine-6-isopropylamine-1,3,5-triazine
Classe e categoria di pericolo:
STOT RE 2 (*) Skin Sens. 1 Aquatic Acute 1 Aquatic Chronic 1
Indicazioni di pericolo:
H373** H317 H400 H410

Classe e categoria di pericolo Avvertenza Descrizione
Tossicità specifica per organi bersaglio – esposizione ripetuta Categoria di pericolo 2 (classificazione minima) Attenzione H373 – Può provocare danni agli organi (o indicare tutti gli organi interessati, se noti) in caso di esposizione prolungata o ripetuta (indicare la via di esposizione se è accertato che nessun’altra via di esposizione comporta il medesimo pericolo).
(**) indicazione di pericolo generale; non è specificata la via di esposizione, in mancanza delle necessarie informazioni
Sensibilizzazione cutanea Categoria di pericolo 1 (della pelle) Attenzione H317 – Può provocare una reazione allergica della pelle.
Pericoloso per l’ambiente acquatico – pericolo acuto, categoria 1 Attenzione H400 – Altamente tossico per gli organismi acquatici.
Pericoloso per l’ambiente acquatico – pericolo cronico, categoria 1 Attenzione H410 – Molto tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata.

Pittogrammi:
GHS08

GHS09

Wng
Attenzione (Warning)

Consigli di prudenza:
Prevenzione Descrizione
P260 Non respirare la polvere/i fumi/i gas/la nebbia/i vapori/gli aerosol. Condizioni applicabili da precisarsi dal fabbricante/fornitore. Per Corrosione cutanea, Tossicità per la riproduzione – effetti sull’allattamento o attraverso l’allattamento, specificar
P261 Evitare di respirare la polvere/i fumi/i gas/la nebbia/i vapori/gli aerosol (Condizioni applicabili da precisarsi dal fabbricante/fornitore.)
P272 Gli indumenti da lavoro contaminati non dovrebbero essere portati fuori dal luogo di lavoro.
P273 Non disperdere nell’ambiente (se questo non è l’uso previsto)
P280 Indossare guanti/indumenti protettivi/Proteggere gli occhi/Proteggere il viso. Tipo di dispositivo da precisarsi dal fabbricante/fornitore. Per Esplosivi precisare: proteggere il viso. Per Liquidi infiammabili, Solidi infiammabili, Sostanze e miscele auto

Reazione Descrizione
P302 + P352 IN CASO DI CONTATTO CON LA PELLE: lavare abbondantemente con acqua e sapone.
P314 In caso di malessere, consultare un medico.
P321 Trattamento specifico (vedere … su questa etichetta). Per Tossicità acuta – per via orale: Riferimento a istruzioni supplementari di pronto soccorso se è necessaria la somministrazione immediata di un antidoto. Per Tossicità acuta – per inalazione, Tossic
P333 + P313 In caso di irritazione o eruzione della pelle, consultare un medico.
P363 Lavare gli indumenti contaminati prima di indossarli nuovamente.
P391 Raccogliere la fuoriuscita.

Smaltimento Descrizione
P501 Smaltire il prodotto/recipiente in … (in conformità alla regolamentazione locale/regionale/nazionale/internazionale (da specificare).

Gruppo Descrizione del MINISTERO DELL’AMBIENTE
1
Lista dei PBT (sostanze Persistenti, Bioaccumulabili e Tossiche) e vPvB (sostanze molto persistenti e molto accumulabili) dal PBT Working Group dell’ECB.
2
Sostanze pericolose per l’ambiente acquatico del DM 367/2003, riportate come standard di qualità delle acque superficiali nell’All. 1 del Dlgs. 152/2006.
3
Sostanze candidate IE (Interferenti Endocrini) – da “La sorveglianza dell’esposizione a interferenti endocrini” – Documento del Gruppo di lavoro per la sorveglianza dell’esposizione a interferenti endocrini e da Annex COM (2001)262 dal sito della CE dei distruttori Endocrini http://ec.europa.eu/environment/endocrine/documents/index_en.htm
4
Lista CMR, sostanze Cancerogene, Mutagene e tossiche per la Riproduzione (dalla Consolidated List of C/M/R-SUBSTANCES, version N° 3, 21/01/2002).
I numeri > 5 vengono attribuiti alle sostanze che appartengono contemporaneamente a più di 1 gruppo dei 4 sopra riportati.
5
PBT + potenziale IE
6
CMR + PBT
7
Sostanza pericolosa per l’ambiente acquatico + potenziale IE
8
CMR + Sostanza pericolosa per l’ambiente acquatico
10
PBT + Sostanza pericolosa per l’ambiente acquatico + potenziale IE
11
CMR + PBT + potenziale IE
12
CMR + Sostanza pericolosa per l’ambiente acquatico + potenziale IE
13
CMR + PBT + Sostanza pericolosa per l’ambiente acquatico + potenziale IE
14
PBT + Sostanza pericolosa per l’ambiente acquatico
0
Altre sostanze non appartenenti ai gruppi precedenti

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